L’effetto del lockdown sul rumore sismico nel Nord Italia

Vediamo come l’effetto del lockdown sul Nord Italia, l’area più colpita dal COVID-19, ha rivelato una variazione di rumore nelle stazioni sismiche.

Il 22 Marzo con il secondo decreto si è definita la chiusura a tutte le attività economiche non strategiche mentre poche sono rimaste pienamente operative.

 

L’effetto del lockdown sul Nord Italia si è fatto sentire non solo in termini economici ma anche in termini fisici, come dimostrato dai nuovi dati di rumore sismico.

Il Governo italiano ha decretato una serie di restrizioni progressive per ritardare la diffusione della pandemia COVID-19 in Italia dal 10 marzo 2020, limitando la mobilità individuale e la chiusura delle attività sociali, culturali, economiche e industriali.

Una nuova interpretazione delle variazioni sismiche del rumore in termini di indicatori socio-economici ci spiega proprio che la riduzione di tale rumore è significativa laddove prevalgono attività non strategiche, mentre è piccola o trascurabile dove sono presenti attività strategiche.

Mappa delle regioni italiane interessate. Triangoli vuoti segnano la posizione di tutte le stazioni sismiche considerate in questo lavoro. (fonte, RIVISTA NATURE)

Questo come è possibile? Poiché le reti di monitoraggio sismico funzionano continuamente, i dati sismici che vengono raccolti possono essere utilizzati per tracciare i cambiamenti nel rumore ambientale, poiché tale approccio è efficace nel fornire informazioni sulla variazione delle sorgenti di rumore naturali e antropiche.

Questa ricerca è da poco stata pubblicata sulla rivista “Scientific Reports” di Nature dal titolo “COVID-19 lockdown and its latency in Northern Italy: seismic evidence and socio-economic interpretation”, ed è stata condotta da un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e del Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Ferrara (DEM-UNIFE).

Lo studio è stato portato a termine analizzando un arco di tempo di sei settimane: due settimane prima del blocco (24 febbraio – 7 marzo 2020), utili a definire uno standard di riferimento con cui confrontare i dati, e quattro settimane successive (8 marzo-5 aprile 2020), interessate dalle misure di limitazione degli spostamenti e di chiusura delle attività produttive e commerciali.

Davide Piccinini, ricercatore dell’INGV e primo autore dello studio, spiega che “analizzando, per il periodo indicato, i segnali provenienti dalle stazioni della Rete Sismica Nazionale dell’INGV dislocate nel settore centro-settentrionale del Paese abbiamo potuto osservare, in alcune aree, una repentina diminuzione del rumore sismico di origine antropica che, tuttavia, non mostrava una distribuzione omogenea sul territorio, evidenziando differenze macroscopiche tra le diverse stazioni esaminate”.

IL CONTRIBUTO DEGLI ECONOMISTI

Inoltre, è stato possibile verificare che in alcune zone il rumore sismico non ha subito diminuzioni per la presenza di importanti attività produttive definite dal Governo come “strategiche”, e che dunque hanno continuato la loro attività anche nel periodo di lockdown.

“Grazie all’elaborazione di mappe 2D della distribuzione del rumore sismico”, aggiunge Marco Olivieri, ricercatore dell’INGV e co-autore dell’articolo, “abbiamo evidenziato delle ‘regolarità’ spaziali nelle discrepanze di tale distribuzione: in alcune aree della Pianura Padana, ad esempio, vi erano gruppi di stazioni sismiche che mostravano la stessa ‘anomalia’, a indicare un fenomeno significativo. Ci siamo quindi avvalsi del contributo dei colleghi economisti per poter interpretare in maniera più esaustiva, approfondita e quantitativa questo dato”.

Interpolazione spaziale della variazione percentuale del rumore (PNV). In ogni pannello triangoli segnano la posizione delle 78 stazioni sismiche, ciascuna codificata a colori in base al suo PNV corrispondente e alla tavolozza selezionata mostrata sul lato destro della figura. (fonte, RIVISTA NATURE)

La parte interessante e nuova è che si è aperta una collaborazione tra scienziati ed economisti che ha mostrato una correlazione tra la presenza di aree produttive con attività economicamente non differibile e, in quelle stesse aree, la mancata forte riduzione del rumore sismico prodotto dalle attività umane.

“Non è stato semplice combinare tra loro basi informative e ambiti scientifici così diversi”, affermano Giorgio Prodi e Federico Frattini, docenti del Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Ferrara e coautori dell’articolo. “È piuttosto insolito trovare in letteratura studi realizzati dalla collaborazione di sismologi ed economisti. Questo studio è il risultato di una collaborazione intensa, che intendeva e ha saputo identificare alcune tendenze dell’effettivo concretizzarsi del lockdown nelle regioni del Nord Italia”.

I risultati dell’analisi combinata dei dati sul rumore sismico e dei marker socioeconomici non sono solo di supporto all’interpretazione a posteriori della diffusione della pandemia COVID-19, soprattutto per le aree altamente popolate e industriali in tutto il mondo, ma forniscono anche una base importante per prevedere l’efficacia di azioni politiche e misure proattive contro la possibile diffusione futura di nuove pandemie, che speriamo non ci colga ancora una volta così impreparati.

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