Il Sarno, un piccolo e placido fiume diventato fogna

Il fiume Sarno, da piccolo e placido fiume del XIX secolo, meraviglia naturale dell’omonima piana, oggi è una fogna a cielo aperto: inquinare un fiume o l’ambiente è come gettare in aria il contenuto di un secchio di acque di fogna ed accoglierlo in testa nella sua ricaduta!

C’era una volta un piccolo fiume che placido e tranquillo scorreva lungo i versanti nei monti Lattari, per sfociare con le sue limpide acque nel Golfo di Napoli, presso Castellammare.

Scafati solcata dal Fiume Sarno – XIX Secolo

Già, c’era una volta! Si, perché poi è avvenuto l’inverosimile, ovvero il fiume Sarno, perché questo è il suo nome, è diventato preda di chiunque volesse liberarsi di rifiuti, liquidi e non, tossici e non!

 

Infatti il suo alveo ha accolto ed accoglie tuttora gli effluvi di industrie alimentari ed agricole dell’intero Agro Sarnese, con – in aggiunta – buona parte di quelli dell’insediamento conciario del comprensorio di Solofra, in provincia di Avellino che, attraverso il Torrente Solofrana ed il canale artificiale “Cavaiola”, riversano nel fiume i lori scarti di produzione, senza alcuna depurazione né decontaminazione, benché previste dalle severe leggi vigenti.

 

Rifiuti sulla spiaggia di Rovigliano

Naturalmente non si vuole e non si può, vista la virtualmente infinita serie di scritti, pubblicazioni, studi sul fiume Sarno, sulle cause del suo inquinamento e sulle proposte per la sua sanificazione, in questa sede sostituirsi ai tanti ed autorevoli lavori, bensì fornire al lettore degli spunti di approfondimento e di riflessione su come sia stato possibile giungere a tanto malanno in una suggestiva e fertile piana del nostro territorio!

Il Bacino fiume Sarno

Il torrente Solofrana è un affluente del fiume Sarno, tramite il canale artificiale “Alveo Comune Nocerino”; ha origine nel comune di Solofra, dove raccoglie le acque di vari altri torrenti; si estende per circa 25 km dalla sorgente fino alla confluenza con la Cavaiola, attraversando il territorio di vari comuni, tra cui Montoro (AV), Mercato San Severino, Curteri, Castel San Giorgio, Roccapiemonte (tutti in provincia di Salerno). Insieme costituiscono quindi degli affluenti del fiume Sarno che, oltrepassando Scafati, sfocia nel mar Tirreno, in località Rovigliano.

Il Bacino del Torrente Solofrana

Il Torrente Solofrana nei decenni scorsi aveva acque abbondanti e pulite e solcava aree salubri, con boschi e aria pulita. Era usato per il trasporto a valle della legna tagliata sui monti, per i pascoli dei pastori lungo le sue rive. All’epoca le aziende conciarie del comune di Solofra non alteravano le acque del fiume poiché il tipo di concia che si praticava non era inquinante; venivano utilizzati prodotti vegetali contenenti tannino, che era l’unico prodotto che permetteva la concia dal cuoio animale. Anzi, le acque che uscivano dalle concerie, piene di scorza vegetale, erano altamente concimanti e venivano usate per innaffiare i campi.

Si cominciò a parlare di inquinamento delle acque della Solofrana quando nell’industria conciaria furono introdotti i prodotti chimici. Il problema ha avuto alterne vicende ed è stato affrontato da diverse leggi.

Overlay bacino Fiume Sarno su immagine da Google Earth

Nel 2012 è partito un progetto per la riqualificazione del fiume ma a tutt’ oggi nulla è stato fatto in concreto per tutelare il territorio e soprattutto la salute dei cittadini.

L’Alveo Comune Nocerino è un canale artificiale tributario del fiume Sarno ed ha origine nel comune di Nocera Inferiore, dove raccoglie le acque dei torrenti Cavaiola e Solofrana.

L’Agro Nocerino ha tre gole principali, attraverso le quali comunica coi territori più elevati che lo circondano: una si apre verso Cava de’ Tirreni, un’altra verso Nocera Superiore e la terza verso Castel San Giorgio. Attraverso queste tre gole scorrevano tre principali torrenti che portavano acqua a valle nei periodi delle piogge: il Cavaiola, il Citola e il Solofrana.

 

Bacino del Fiume Sarno, dalla Carta geologica Sarno scala 1:50.000

A causa dell’intensivo sfruttamento agricolo e delle frequenti alluvioni già nel’600 si pensò di incanalare gli alvei dei tre torrenti nel fiume Sarno, per dare uno sbocco al mare alle acque che altrimenti si disperdevano nei campi creando nocumento alle coltivazioni e quindi alla economia locale.

Ciò fu realizzato soltanto nel XIX secolo, portando ad una morfologia dell’aera simile a quella attuale.

La speranza è che con le attuali conoscenze e mezzi si possa intervenire alla radice del problema, impedendo a chiunque di continuare indebitamente a sversare qualunque cosa nelle acque dei corsi d’acqua e di bonificare quindi, con un progetto organico, l’intero bacino idrografico del Sarno. Ciò non potrà che portare benefici in termini di salubrità e di economia di tutta l’area ma… a monte di tutto ciò deve esserci la consapevolezza della totale inutilità di comportamenti criminali, e quindi un efficace piano di formazione prima ancora di repressione per ogni cittadino residente e non, indipendentemente dall’età e dal ruolo svolto.

In pratica, si passi la metafora poco ortodossa: inquinare un fiume o l’ambiente è come gettare in aria il contenuto di un secchio di acque di fogna ed accoglierlo in testa nella sua ricaduta!

 

Dipinto di Sarno, Antica Pompei

Sitografia

https://www.youtube.com/watch?v=TkPXQ2Fi2Jg&feature=youtu.be – USICONS Rovigliano

https://www.youtube.com/watch?v=9yuFSTtVU4E – FANPAGE – dalle sorgenti alla foce

http://www.cesbim.it/wp-content/uploads/2014/10/ricercasarno.pdf – il Bacino Idrografico del Fiume Sarno; pregevole opera di raccolta dell’iconografia e cartografia storica del Fiume Sarno.

 

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