Cambiamenti climatici e le conseguenze sul territorio, l’incontro a Padova

Cambiamenti climatici, consumo di suolo che non rallenta, estremizzazione degli eventi meteo-climatici intensi; quali conseguenze in un territorio fragile come il nostro?

 

Ieri, a Padova, all’Hotel Grand’Italia, si è tenuto il quarto di sei incontri organizzati dall’europarlamentare dei Verdi Marco Affronte. Un’iniziativa con oggetto le conseguenze già in atto e soprattutto le ripercussioni in futuro, derivanti dai mutamenti climatici; in particolar modo si è discusso delle conseguenze nel territorio veneto. Con lui anche il noto meteorologo e climatologo Andrea Giuliacci.

I dati, come ha spiegato Giuliacci, sono lampanti: la temperatura media del pianeta è aumentata di circa 1°C dal 1850 ad oggi, ed in Veneto si è registrato un aumento medio di 0,58°C per decennio negli ultimi 40 anni (soprattutto le estati che vedono un aumento di 0,70°C medio per decennio, mentre negli inverni l’aumento medio si attesta a circa 0,52°C).

In sofferenza i ghiacciai veneti, diminuiti del 40%, con il rischio di sparire entro fine secolo e ciò, abbinato anche ad una riduzione dei periodi nevosi, comporterà un sempre maggior problema soprattutto nei periodi di forte stress idrico. Una minore copertura ghiacciata, inoltre, libera ed espone più materiale detritico, con il conseguente aumento della probabilità di frane o colate di detrito.

Il meteorologo e climatologo Andrea Giuliacci

Il meteorologo e climatologo Andrea Giuliacci

In Italia, spiega Giuliacci, le conseguenze gravose dei cambiamenti climatici saranno ancor più nefaste, poiché, il bacino del Mediterraneo, trovandosi geograficamente vicino alla zona sahariana, è maggiormente esposto alle forti e insistenti ondate di calore.

L’aumento della temperatura media superficiale dei mari (l’alto Adriatico vede un aumento pari a 0,8°C negli ultimi 18 anni) ha come diretta conseguenza l’incremento degli eventi estremi e il clima, in futuro, diventerà sempre più particolarmente estremo, in altre parole passeremo più frequentemente da periodi fortemente siccitosi a periodi fortemente umidi; non solo, ma anche i contrasti piovosi fra regioni umide e secche tenderanno ad incrementarsi. Saranno soprattutto le estati a vedere una scarsità di piogge e gli autunni, più umidi e piovosi. Tutto questo, come è ovvio, comporterà un rischio idrogeologico-idraulico maggiore, poiché le piogge saranno molto intense e concentrate per brevi periodi, innalzando il livello di pericolosità da flash-flood, frane e inondazioni.

Il problema si aggrava se aggiungiamo l’aumento del tasso di consumo del suolo: l’impermeabilizzazione e la cementificazione impedisce di fatto l’assorbimento, da parte del suolo, delle acquee meteoriche, che, ruscellando superficialmente, finiscono direttamente nei fiumi e nei torrenti i quali si ingrossano più facilmente.

L'incontro all'Hotel Grand'Italia

L’incontro all’Hotel Grand’Italia (Padova)

Il nostro territorio però dovrà fronteggiare anche un’altra minaccia seria: l’aumento del livello dei mari, al Nord-Est si rischia un aumento di più di un metro in tutta la costa veneta (a livello nazionale a rischio, secondo l’ENEA, sono 5686 km2 di costa). Aumenterà di sicuro il rischio da mareggiata intensa e l’erosione costiera, in particolar modo nelle aree fortemente antropizzate come le spiagge adriatiche, mentre, altre zone come la Laguna Veneta e il Delta del Po rischiano di scomparire definitivamente. Le città dell’entroterra, invece, dovranno fare i conti con i problemi legati al cuneo salino che tenderà a risalire più facilmente, non solo lungo le aste fluviali dei fiumi, ma anche nelle falde acquifere.

In Europa e un po’ in tutto il mondo occidentale, il problema dei mutamenti climatici è però ancora poco “sentito” e avulso dalla nostra quotidianità, dice Affronte, perché sovrastato da altri problemi i quali percepiamo più vicini, come le crisi economiche-finanziarie e le migrazioni. Dobbiamo invece fare di più, dato che, anche all’indomani dell’ultima COP tenutasi in Polonia, le iniziative delle varie parti non sono ancora sufficienti a contenere l’aumento della temperatura terrestre nei 2°C entro fine secolo, imposta come soglia di sicurezza per evitare cambiamenti ambientali irreversibili.

L'europarlamentare dei Verdi Marco Affronte

L’europarlamentare dei Verdi Marco Affronte

Il mondo deve adottare “cambiamenti e misure, rapidi, completi e senza precedenti in tutti gli aspetti della società”, basterebbe solo questa frase dell’ultimo rapporto speciale IPCC per capire quanto è necessario un cambio di rotta immediato e di quanto il problema sia serio.

Maggior prevenzione e minor vulnerabilità, queste dovrebbero essere le parole d’ordine, bisogna già iniziare ora a programmare e ripensare ad un nuovo rapporto con l’ambiente che ci attornia; politiche di adattamento e resilienza per la società atte a fronteggiare le inevitabili conseguenze che ormai sono in moto, riduzione della vulnerabilità idrogeologica e consapevolezza che il territorio, geologicamente giovane, è fragile, minor consumo di suolo e rispetto per le risorse ambientali che non sono infinite , perché, come dice lo slogan dell’iniziativa, “Non c’è un pianeta B”.

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