Il Rapporto di aggiornamento del 5 giugno 2026 dell’Università degli Studi di Firenze conferma una sostanziale stabilità del centro abitato, ma segnala che la scarpata continua a evolvere. Nuovi dati satellitari e GNSS consentono di proporre una rimodulazione della fascia di interdizione.
Un nuovo aggiornamento scientifico aggiunge un tassello importante alla conoscenza della grande frana che ha interessato Niscemi nel gennaio 2026.
Il Rapporto di aggiornamento, datato 5 giugno 2026 e redatto dal Centro di Competenza dell’Università degli Studi di Firenze per il Commissario straordinario per l’area di Niscemi, aggiorna i dati disponibili fino alla fine di maggio e concentra l’attenzione sull’evoluzione della scarpata e sulla possibile rimodulazione delle misure di salvaguardia.
Il documento analizza nuove acquisizioni radar delle costellazioni Sentinel-1 e COSMO-SkyMed, elaborate con tecnica SBAS, e integra i risultati con il monitoraggio GNSS. L’obiettivo è verificare l’eventuale presenza di deformazioni successive agli eventi di gennaio, soprattutto nella fascia di interdizione a ridosso del centro abitato.
Il centro abitato mostra una sostanziale stabilità
Il quadro che emerge dai dati satellitari è nel complesso rassicurante per il centro abitato. La maggior parte dei punti di misura ricade nella finestra di stabilità di ±0,5 centimetri.
Anche i dati COSMO-SkyMed confermano una prevalente stabilità nelle aree considerate. Questo non significa, però, che il fenomeno franoso possa essere considerato concluso.
Il rapporto sottolinea infatti che la frana è ancora in evoluzione e che la scarpata principale può essere interessata da ulteriori processi di arretramento.
Le evidenze geomorfologiche, come le scarpate attive, le fenditure e la formazione di coni detritici, testimoniano una dinamica che richiede ancora attenzione.

La scarpata principale della frana. Il rapporto evidenzia la formazione e l’evoluzione dei coni detritici.
Il modello di arretramento viene aggiornato
A quattro mesi dall’evento, gli esperti hanno aggiornato la stima della possibile distanza di arretramento della scarpata utilizzando il rilievo topografico più recente disponibile, realizzato dalla Fondazione CIMA tra il 31 marzo e il 2 aprile.
Il confronto mostra una graduale evoluzione della parete e la formazione di accumuli detritici alla base.
Il nuovo modello tiene conto dell’attuale configurazione della scarpata e dei coni detritici e viene utilizzato per ricalcolare la distanza di arretramento. Questo aggiornamento, insieme ai risultati del monitoraggio, fornisce la base tecnica per la nuova proposta di rimodulazione della fascia di interdizione.

Distanza di arretramento della scarpata della frana centrale considerando un Fattore di Sicurezza Fs=1.5. (da: Rapporto di aggiornamento del 5 giugno 2026 dell’Università degli Studi di Firenze)
Cinque isolati di Sante Croci: proposta la revoca dell’interdizione
La novità più rilevante del quarto rapporto riguarda il quartiere Sante Croci. Alla luce del modello aggiornato e dei dati di monitoraggio satellitare e GNSS, il rapporto propone la revoca del provvedimento di interdizione per ulteriori cinque isolati. Secondo l’analisi, questi comparti ricadono al di fuori della distanza di arretramento ricalcolata e risultano caratterizzati da una sostanziale stabilità cinematica.
I dati Sentinel-1 e COSMO-SkyMed non mostrano tendenze significative nei cinque isolati. Alcuni segnali millimetrici rilevati da Sentinel-1 in geometria discendente rientrano nella finestra di stabilità di ±0,5 centimetri, non sono confermati dalle corrispondenti serie COSMO-SkyMed e nelle acquisizioni più recenti di maggio sembrano mostrare un principio di assestamento.
Ma in altre aree resta una dinamica deformativa
La proposta di riapertura non riguarda l’intera fascia di interdizione. Nel settore sud-orientale del centro abitato il rapporto segnala infatti la persistenza di evidenze deformative. In particolare, nel comparto compreso tra il plesso scolastico San Giuseppe e via Gorizia, i dati indicano una dinamica più evidente che interessa non soltanto la scarpata, ma anche la fascia di interdizione.
Per questa ragione il rapporto raccomanda un approccio conservativo e non propone ulteriori rimodulazioni oltre ai cinque isolati individuati. La decisione è quindi differenziata sulla base dei dati disponibili e non può essere interpretata come una generale cessazione del rischio.
Il monitoraggio GNSS mostra una decelerazione
Un elemento significativo arriva dalla rete GNSS installata dall’INGV. La maggior parte delle stazioni non mostra spostamenti significativi. Fa eccezione il sensore NSGP, collocato sul ciglio della scarpata della frana centrale nei pressi del plesso scolastico San Giuseppe.
Il sensore aveva evidenziato una tendenza continua allo spostamento verso sud, quantificata inizialmente in circa un centimetro al mese. Nelle acquisizioni più recenti la tendenza si è attenuata: la velocità di deformazione verso sud passa da circa 158 mm/anno nel periodo 14 febbraio–19 marzo a circa 85 mm/anno nel periodo 26 marzo–30 maggio. Il rapporto interpreta questa variazione come indicativa di una fase di progressiva stabilizzazione cinematica del sito.
La frana resta un sistema da monitorare
Il quarto rapporto restituisce quindi un quadro più articolato: il centro abitato presenta condizioni di sostanziale stabilità generale, mentre persistono dinamiche evolutive nelle aree più prossime alle scarpate attivate a gennaio. La riduzione dell’area interdetta proposta per cinque isolati di Sante Croci è il risultato di una valutazione tecnica aggiornata e basata sull’integrazione di modelli di arretramento, dati radar satellitari e misure GNSS.
Niscemi conferma così quanto sia importante una gestione adattiva del rischio. Le misure di salvaguardia possono essere aggiornate quando nuovi dati scientifici lo consentono, ma il monitoraggio deve continuare proprio perché la frana non è un fenomeno statico.
Conoscere l’evoluzione della scarpata, verificare nel tempo i segnali deformativi e confrontare continuamente i dati sono condizioni essenziali per prendere decisioni proporzionate al rischio.
La vicenda di Niscemi mostra ancora una volta che la prevenzione non coincide con un singolo intervento: è un processo continuo nel quale geologia, monitoraggio strumentale, telerilevamento e pianificazione devono dialogare.