La straordinaria importanza dei geoparchi – COMUNICATO STAMPA CNG

Briefing stampa alla Grotta del Romito, in Calabria, nel Geoparco Unesco del Pollino.

Violo: “In Italia 2700 geositi. Sono fondamentali in quanto non solo rappresentano un alto valore scientifico e culturale perché luoghi dove è possibile osservare con estrema chiarezza i fenomeni geologici ed i loro prodotti”

Martini – Università di Firenze : “Per la prima volta possiamo toccare con mano un cervello paleolitico ed è quello di un ragazzino morto a 10 – 12 anni, ben 17.000 anni fa”

Il cranio di un bambino risalente al Paleolitico, nel geosito della Grotta del Romito in Calabria. Gli studi hanno consentito di ricostruirne il cervello.

Pappaterra: “Nel Pollino da Settembre a Novembre, Conferenza di tutti i Parchi del Sud, Press Tour, Direttivo Nazionale di Slow Food. Lanceremo il Marchio di Qualità del Geoparco”

Aloia – Coordinatore Nazionale Geoparchi: “Siamo terzi al Mondo. Stiamo valutando il Parco Nazionale della Sila, il Parco dell’Aspromonte, il Parco Transfrontaliero Italia – Croazia, i Vulcani Laziali. Non escludo che nel 2017 possa esserci qualche candidatura ufficiale a Geoparco Unesco, proveniente da questi Parchi”

“Dunque per la prima volta possiamo toccare con mano un cervello paleolitico”. Lo ha annunciato il professore Fabio Martini, archeologo dell’Università di Firenze, durante il briefing stampa alla Grotta del Romito, in Calabria, nel comune di Papasidero nel Geoparco Unesco del Pollino. Martini sta conducendo da anni una campagna di scavi durante la quale sono emersi resti umani risalenti al Paleolitico. La novità c’è e Martini l’ha resa nota.
“Stiamo conducendo studi con l’utilizzo di tecnologie avanzate come costruzioni 3 D, la scannerizzazione 3 D per la ricostruzione delle morfologie del cervello. Uno dei risultati più eclatanti – ha affermato Martini – che avremo alla fine di quest’anno riguarderà la struttura morfologica del cervello di un ragazzino morto a 10 – 12 anni. La pressione del cervello in crescita su un osso ancora tenero come quello del cranio ha permesso di rilevare oggi delle tracce ed attraverso una sorta di calco endocranico tridimensionale abbiamo ricostruito la forma nei minimi dettagli di questo cervello e rilevato le varie aree come quelle del linguaggio. Dunque per la prima volta possiamo toccare con mano un cervello paleolitico. Per la prima volta sono state utilizzate delle tecnologie informatiche molto avanzate, dei softwer specifici che sono stati elaborati all’Università della California e per la prima volta c’è un prodotto attendibile sicuro che ci indica come era fatto un cervello di 17.000 anni fa”.
Una notizia straordinaria che arriva dalla Calabria in chiusura della Prima Conferenza degli Unesco Geoparchi Italiani e che potrebbe aprire scenari interessanti.
“Stiamo avendo un’acquisizione progressiva di dati storici, naturalistici, culturali che fanno avanzare le conoscenze. Dobbiamo citare l’ambito antropologico soprattutto quello dell’antropologia molecolare – ha proseguito Martini – lo studio del DNA antico che ci permette informazioni sicure sul sesso, sull’ età, sul tipo di alimentazione ma anche sull’origine di queste popolazioni. Alcuni individui tra i 9 romiti che conosciamo hanno probabilmente una derivazione medio, vicino orientale ipotizziamo attraverso un’immigrazione che possiamo datare intorno ai 25-20.000 anni fa dei gruppi che sono arrivati nel Mediterraneo e che poi si sono stanziati in Campania, Calabria, Puglia, Sicilia”. Una scoperta archeologica dunque in un sito dal grande valore geologico. Non solo è possibile vedere tali resti in un sepolcro ben conservato, all’ingresso della Grotta, ma è stato allestito un vero villaggio Paleolitico con tre modelli di capanne.

“Nel villaggio troviamo tre modelli di capanna, dal più semplice, una copertura deperibile con degli alzati molto semplici e frasche – ha concluso Martini – fino alla tenda più impegnativa di diversi metri quadri di superfice utile, costruita con maggiore impegno e da un maggior numero di persone che è un modello ricostruito sulla base delle evidenze francesi e di altre zone dell’Europa Centrale. E’ una costruzione non di fantasia che si basa sia sui dati archeologici e sia sulla comparazione con i primitivi attuali”. Il Geoparco è tutela di tutti i beni geologici e non geologici come ricordato nei giorni scorsi da Nikolas Zouros, Presidente della Rete Mondiale dei Geoparchi Unesco, intervenuto alla conferenza.
Oggi i Geoparchi in Italia sono 10, siamo terzi al Mondo, ma il numero potrebbe aumentare.

“Allo stato attuale, almeno per il 2016 non ci sono candidature ma stiamo valutando il Parco Nazionale della Sila, il Parco dell’Aspromonte, il Parco Transfrontaliero Italia – Croazia, i Vulcani Laziali. Non escludo – ha dichiarato Aniello Aloia, Coordinatore Nazionale dei Geoparchi Unesco – che nel 2017 possa esserci qualche candidatura ufficiale a Geoparco Unesco, proveniente da questi Parchi. Oggi l’Italia è terza al Mondo, dinanzi abbiamo solo la Cina con 29 e la Spagna con 11. Il riconoscimento di Geoparco Unesco non è solo al patrimonio naturalistico ma al modello culturale di Gestione. La Prima Conferenza degli UNESCO Geoparchi Italiani conclusasi nel Pollino, ha avuto un’eco nazionale, a dimostrazione della grande valenza della geodiversità, grande patrimonio per l’Italia e strumento essenziale per lo sviluppo economico del territorio”. Sul valore dei Geoparchi interviene il Consiglio Nazionale dei Geologi: “I geositi, in Italia al momento ne sono riconosciuti ben 2700, sono fondamentali in quanto non solo rappresentano un alto valore scientifico e culturale perché luoghi dove è possibile osservare con estrema chiarezza i fenomeni geologici ed i loro prodotti – ha dichiarato Francesco Violo, segretario del Consiglio Nazionale dei Geologi – ma anche perché rappresentano il potenziale valore economico per l’attività geoturistica. I Geoparchi sono formidabili strumenti utili ad aumentare la conoscenza e la consapevolezza del valore della geodiversità, tutelano le acque, il suolo. Divulgare la cultura geologica diventa uno strumento essenziale per mettere in luce caratteristiche, ma anche criticità e fragilità dei nostri territori troppo spesso abbandonati. Il bene geologico non è più riproducibile e dunque va assolutamente tutelato”.
NASCE IL MARCHIO DI QUALITA’ DEL POLLINO
“Faremo diventare il Pollino cerniera dell’area del Sud Italia. Dopo l’estate conferenza di tutti i Parchi del Sud nel Pollino e Press Tour. Porteremo la stampa internazionale. A breve presenteremo il Marchio di Qualità del Geoparco Unesco del Pollino – ha dichiarato Domenico Pappaterra, Presidente dell’Ente Parco del Pollino – significa che tutte le attività ricadenti nel territorio del Parco dall’alimentare alle strutture ricettive dovranno corrispondere ad un determinato standard qualitativo rispondente al Marchio. Ovviamente, in questi mesi il Parco lavorerà affinchè le varie strutture possano adeguarsi e raggiungere tale risultato. Anche i servizi saranno soggetti al Marchio di Qualità. A Settembre saremo a Terra Madre, il salone del gusto, con tutte le imprese ed a Ottobre ospiteremo nel Pollino il Direttivo Nazionale di Slow Food. Stiamo puntando anche alla trasformazione dei borghi fantasma, come Laino Castello in borghi turistici. Il Parco è intervenuto direttamente stanziando fondi per il restauro di alcuni beni”.
Tutto il Geoparco in fermento
“Abbiamo preso il grande patrimonio geologico e lo abbiamo incrociato con quello culturale. Abbiamo un grande patrimonio geologico – ha dichiarato Luigi Bloise, geologo del Geoparco Unesco del Pollino – che adesso dobbiamo internazionalizzare, far conoscere e soprattutto raccontare al mondo, alla gente comune, ai turisti. Dobbiamo internazionalizzare il Geoparco”.

Geologi Calabria accordo con il Geoparco del Pollino
“Abbiamo stipulato un accordo con il Geoparco del Pollino per il coinvolgimento dei geologi professionisti nell’ambito delle attività divulgative , didattiche, ed escursionistiche del Parco. Ad oggi già più di 1000 persone – ha dichiarato Francesco Fragale, Presidente dell’Ordine dei Geologi della Calabria – sono state accompagnate dai geologi che hanno affiancato ed affiancanole guide del Parco. Il geologo non deve essere etichettato solo come il professionista delle emergenze ma è esperto del paesaggio, dell’evoluzione morfologica dei luoghi”.

Geologi Basilicata
“La Regione Basilicata ha approvato la legge regionale – ha affermato Nunzio Oriolo, Presidente dell’Ordine dei Geologi della Basilicata – sulla valorizzazione e censimento dei geositi. I geologi della Basilicata rappresentano la professionalità giusta per mettere in rete tutti i geo siti della regione anche in vista di MATERA 2019. Il geologo può essere utilizzato, soprattutto in un Paese come l’Italia anche per la valorizzazione del geoturismo”.

FONTE: comunicato stampa Consiglio Nazionale dei Geologi del 07.07.2016

Previous Post
Next Post